From Filippo Spasiano to Giovanni Roothaan 24/6/1845

P.C.                                   Molto Reverendo in Cristo padre Nostro 

Perdoni Vostra Paternità se da altri le verrà parlato di me, senza che prima direttamente avesse ricevute le mie povere preghiere. I miei fondati dubbi me ne chiedere occasione, ed ora col massimo rossore debbo confessare che sono stato colpevole di poca sincerità proprio Vostra Paternità mentre rifletto, che avrei dovuto esporle tutto me intorno la Vocazione (sue tale) alle missioni. Avrei dovuto altresì significarle i dubbi che mi ritrovano a ad avanzarvene preghiera , e le difficoltà tutte , contro essa che mi sorgevano ad mente, e le ragioni a favore che mi c’inclinarvano. Ora mi trovo d’aver commesso il fatto, e per tale lo umilio ai piedi di Vostra Paternità sicuro che egli la misericordia di vero padre, mentre fin d’ora m’attendo, e ben volentieri accetto quel degno castigo che mi son meritato. Frattanto non per mia giustificazione, ma solo per supplicare alla mancanza fatta, e per meglio conoscete la dignità volontaria da cui non voglio menomamente dipartirmi, vado in breve ad esporle l’accadimento di questa vocazione, quale tasto che sua Vostra Paternità la sentisse come da Dio, la prego in oisceribas Christi ad accettare le umili preghiere che le me fo a darle corso.

Sappia cui prima che da gran tempo, e potrei dire che poco Dio il mio Noviziato, il pensiero delle Missioni di tanto in tanto mi si risvegliava in mente, ed il desiderio che ne seguiva in cuore mi forgiava ad affacciane già in quel tempo a Vostra Paternità Riggettava e l’uno o l’altro, quali sempre riputandoli illusioni e non da Dio. Aveva però la mia ragione e le rispettava tali da non restarmene positivo dubbio. Non m’isto a distendele tutte, men Vostra Paternità ben conosce le mie meschine qualità e quanto altro mi appartiene. Le do però solamente che la riflessione solita a fare nella privazione di ogni altra virtù che in me ravvisava, mi costringeva a starmene nascosto, per non sembrare di presumere cosa, che credeva moralmente impossibile, finché a Dio benedetto fosse piaciuto rendermene meno disadatto e meno indegno. Nell’istessa guisa ragionava sul conto di non poter fare colà, osre fossi stato destinato, cosa serviva di bene, e per gli studi con percorsi, e per le lingue non apprese, e per la insufficienza a poterle apparare, dopo ancora lungo tempo e costante fatica…de questi sono stati i miei pensieri le tante volte, questi i discorsi passati nell'afflitta anima mia, quando più vivo scorgeva il desiderio di essere strumento di Dio a beneficio di anima più abbondante ed in maggior pericolo di loro perdizione. L’osservazione però costante fatta da anni, e su la voce non la stessa , e per cui ne avanzassi supplica a Vostra Paternità ed in questi ultimi tempi un certo rimposero che mi faceva ammettere non esservi la divina benedizione nei ministeri assegnatimi, per cui era scarsissimo il frutto, mentre Dio altrove pareva mi chiamasse a quindi il timore d’oppormi con ostinazione al Divin volere dopo matura considerazione e preghiere ai Santissimi Cuori m’indussero a professare dell’ultima occasione dell’arrivo in Napoli del Reverendo Padre Ryder, mi scrissi espandendogli il mio cuore, per conosce da lui se quel pensiero, e desiderio in un suddio, tanto privo di requisiti […]a tali ministeri, nei provenisse da Dio ad in conseguenza se ne avessi a far conto. Ora adunque che lo sento a me propenso, e che volentieri mi accetterebbe, resto in certo modo con minor pericolo d’inganno , e parmi che veramente altrosi sia chiamato. Nondimeno non resisterò mai tranquillo del tutto, se non quando, espostele lo stato mio presente, da Vostra Paternità che cosa Dio se ne ispira , e quel consiglio vuole che io abbraccia. Nel migliore bene dell’anima mia , e per la maggior gloria di Dio.

Attendo con somma ansietà il di Lui avviso; e se ai miei desideri in sul momento, piacque ostacolo, la penuria de Padri, per cui  il Reverendo padre Provinciale, è stato costretto mostrargli contrario a diversi altri, permetta che faccia presente a Vostra Paternità quanto poco possa io giovare per la mia incapacità ai bisogni della nostra Provincia: che anzi posso dirmele peso gravoso .Poserei con molte questa asserzione, se dai miei Superiori immediati, non fosse tenuta per verità incontrastabile, dietro i fatti chiariti e lampanti che l’accompagnano: le mie doti, i miei studi, i ministeri esercitati…O come parlavano a mio proposito e come fanno conoscere vero che sono stato di peso nei collegi! Sul conto mio adiungue la Provincia non soffrirebbe né per lucro costante, né per danno emergente; si è in conseguenza che laddove Mi signor Nostro facesse conoscere alla Paternità Vostra essere da Lui questa chiamata, e che perciò fosse un affare niente dannevole o pericoloso nell’anima mia, ma bensì di gloria sua, si compiaccia usarmi la carità di accogliere la mia più viva e sincera preghiera a mandarlo ed effetto. Sarebbe tal cosa una di quelle grazie specialissime e, che sono mi terrei come concessavi dalla Paternità Vostra ed o quanto me ne dovrei mostrar grato e corrispondente! Non aggiungo altro che la lettera è ormai d’assai lunga e per non espormi ad esagerare con qualche proposizione avanzata. Ho dichiarato tutto alla Paternità Vostra senza lasciare cosa alcuna e per emendazione della colpa commessa, e per cognizione dei suoi lumi, e per la sospirata grazia, la quale sono desiderio sia adempiuta, se la gloria di Dio, ed il bene dell’anima mia non abbiano a ricever neldiscapito. Mi trovo al momento pienamente tranquillo, e mi affido dopo Dio alla Paternità Vostra faccia di me come Dio Le ispira e gli piace. Sarò contento solo di fare la sua Santissima Volontà, che ben presto spero sentirmi dalla Paternità Vostra dichiarare per uniformarmici con pieno trasporto. Non voglio raccomandarmi or più che mai ai SS.SS.SS. [Santissimi] e pregandola di nuovo volermi perdonare la soprassedere le altre tutte mie mancanze le chieggo la Santa Benedizione e mi riprotesto con vezzeggio a riverenza.

 Di Vostra Paternità Molto Reverenda

 Aquila 24 Giugno 1845 

                                                                                 Infimo in Cristo Servo e Figlio Suo 

                                                                     Filippo Spasiano della Compagnia Di Gesù

[MS] Archivio Storico della Compagnia di Gesù, Ait 2, f. 667, Recto e Verso

Letter information

From Filippo Spasiano, in Aquila to Giovanni Roothaan, Generale preposito in Napoli per Roma;

24/6/1845

Case

   Al Molto Reverendo in Cristo Padre Nostro

Il Molto Reverendo Padre Giovanni Roothaan della Compagnia di Gesù

Preposito Generale 

               Napoli per Roma

Further information about the destination

«Desidera seguire il Padre Ryder nelle missioni americane»

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